Lettera agli Irpini
Vi chiederete forse il perché di questa lettera, voi che di parole ne avete ascoltate tante. Siete stanchi di parole, perciò vi chiediamo solo cinque minuti.
Siamo le “Sentinelle d’Irpinia”, che non è un movimento, non è un partito, non è un’entità estranea, ma un modo di essere, una testimonianza di civiltà.
La Sentinella è esempio di gratitudine nei confronti del nostro mondo, significa essere grati di ciò che abbiamo e perciò possiamo essere testimoni di amore disinteressato. La Sentinella trasmette un messaggio di amore disinteressato nei confronti della Terra.
E in cosa consiste questo modo di essere? Il nostro modo di essere è osservare il territorio, guardarci intorno, divenire i testimoni di un territorio che non ha voce e che ha bisogno di essere ascoltato.
Le Sentinelle pongono al centro del loro impegno il bene comune, costituito dal mondo in cui viviamo, dalle risorse naturali, territoriali, ambientali, culturali, sociali, economiche, e si propongono di salvaguardarlo per consentirgli la sopravvivenza.
Le Sentinelle dell’Irpinia sono i difensori dell’Irpinia.
Di fronte al disinteresse che ha caratterizzato i decenni passati, noi vi proponiamo un impegno comune.
Facciamo, allora, insieme, tutti un passo avanti, e riappropriamoci del nostro futuro.
Vi diciamo allora: sì al lavoro, sì alla valorizzazione delle risorse, sì ai servizi di qualità, sì ai valori e alla giustizia.
E diciamo no: allo spopolamento che seguirà l’impoverimento e che provocherà lo svuotamento ed il degrado ulteriore dei nostri territori.
Se gli Irpini prendono in mano il loro destino, allora questo progetto potrà divenire concretezza.
Guardare al territorio significa valorizzare l’agricoltura e il turismo di ambito naturale, significa proporre uno sviluppo sostenibile ed ecologico, significa sostenere i piccoli produttori, che sono le vere “sentinelle”, da sempre, della nostra terra.
I nostri interlocutori privilegiati sono i giovani, che vorrebbero costruire qui il loro futuro. Vorremmo che i nostri giovani possano guardare la nostra terra con occhi nuovi, come chi vedono la loro terra e le loro case per la prima volta. Ma i nostri interlocutori sono tutti coloro, che non hanno mai visto la nostra terra con occhi nuovi, con il senso della scoperta. La ricchezza è dinanzi ai nostri occhi.
Il nostro obiettivo è di arrivare a 10.000 Sentinelle entro gennaio, il nostro obiettivo è di fare sì che in ogni centro d’Irpinia vi siano dieci o cento Sentinelle, che vigileranno sull’Irpinia, indicando di volta in volta a tutte le Sentinelle le emergenze, ma anche le risorse della nostra terra.
L’unità farà la nostra forza, il numero sarà la nostra forza, saremo coscienza critica e strumento di lotta al servizio di tutti che vorranno realizzare questa rivoluzione delle coscienze: c’è un bosco deturpato dall’inquinamento, un’azienda in difficoltà, un ospedale o una scuola, che chiudono, un’amministrazione, che non tutela cittadini, come anche le amministrazione, che operano bene ma lo fanno in solitudine, le Sentinelle testimonieranno insieme ai cittadini, saranno con voi testimonianza.
La Sentinella è colui che indica il sentiero, noi vi invitiamo ad essere con noi, a lavorare e costruire con noi, ad essere protagonisti del nostro futuro.
Una sola voce non ha eco, mille, diecimila voci,
possono cambiare il nostro piccolo mondo.
Piero Calamandrei, a proposito dell’assenza di interesse per il bene comune, raccontava di due passeggeri, che discutevano della nave, su cui viaggiavano e che stava andando a fondo. Il primo (le Sentinelle) era preoccupato, il secondo (l’indifferente) ribatteva: che t’importa, non è la tua!
Invece, cari Amici, l’Irpinia è la nostra nave, dobbiamo tutti salvaguardarla.
A presto.
Le Sentinelle d’Irpinia



riprendo qui e su facebook un mio appunto di agosto scorso su
“The moral basis of a Backward Society (le basi morali di una società arretrata) di E.C.Banfield.
Questo libro fa riferimento ad una ricerca socio-andropologica,
svolta da Banfield,nel 1955 e pubblicata nel 1958.
La tesi Banfield era più o meno questa :le cause dell’arretratezza e delle difficoltà di una comunità sono da ricercarsi non tanto come conseguenza di ritardi infrastrutturali o interventi esterni,ma sono invece da riferirsi alla
mentalità degli abitanti;il primo anello sarebbe costituito soprattutto dalla “incapacità degli abitanti di agire insieme per il bene comune o, addirittura per un qualsivoglia fine che trascenda l’interesse materiale immediato della famiglia nucleare” ;questo si traduce in incapacità sociale e incapacità politica .
Quindi alla base di tutto vi sarebbe in realtà un ethos,che Banfield definisce familismo amorale ,ossia un atteggiamento , una visione della vita ,per cui ognuno persegue esclusivamente il proprio interesse, convinto che tutti gli altri facciano lo stesso .ad un certo punto si viene a creare un circolo vizioso per cui l’ethos produce le carenze strutturali e le carenze strutturali consolidano l’ethos,e l’unico modo di spezzare la catena è modificare
l’ethos e la capacità sociale e politica.
secondo Banfield non abbiamo nemici più grandi di noi stessi!
Questo libro,e la tesi provocatoria di Banfield ,del familismo amorale,scatenò un grosso dibattito,nei decenni successivi, tra quelli che riconoscevano un nucleo di verità alle conclusioni di Banfield ed altri che hanno attaccato violentemente la visione proposta da B.come superficiale e riduttiva.
Questo mio commento vuole tentare di produrre un dibattito fra le sentinelle su questo stimolante tema .
il dottore Michele Ciasullo. presidente dell’UPI
bisogna guardare tutti insieme ad un obiettivo, la tesi di Banfield anche se fosse stata valida per l’epoca in cui fu elaborata, non lo è più adesso in cui la struttura sociale del mondo in cui viviamo non ci consente di pensare solo a noi stessi, l’unica sottolineatura è invece la necessità di far valere anche i nostri diritti allorquando altri soggetti si prendono gioco di noi irpini.
22 novembre 2011 at 15:40
Sono convinto che questa iniziativa “LE SENTINELLE DELL’IRPINIA” sarà destinata al successo. Bisognerebbe solo che tante altre associazioni e similari facessero causa comune al fine di riunirci a nome di un bene comune: lo sviluppo dell’Irpinia. Il nostro territorio, infatti, è da molti anni maltrattato e alle mercè del napolicentrismo, per colpa del quale i contributi si fermano a Napoli, i disagi coinvolgono anche il nostro territorio; dall’altro lato, la Puglia, con la complicità della Regione Campania e del Governo , capta sempre più acqua dal nostro territorio e “senza controllo”, mentre i nostri fiumi hanno superato di molto la soglia minima di vivibilità,mentre l’acqua per uso domestico ci viene “razionata”. La nostra terra rischia la desertificazione per la chiusura degli ospedali periferici, per la chiusura della ferrovia Avellino-Rocchetta S.A., tessera che poteva contribuire allo sviluppo turistico, se ben collegata ai nostri Comuni, per l’alto livello di disoccupazione dei nostri giovani, che non trovando lavoro , saranno costretti ad emigrare, togliendo energia giovane al nostro territorio.
Quanto varranno le nostre proprietà a breve? Svenderemo ogni cosa e ci trasferiremo altrove per raggiungere i nostri figli, cancellando tutti i nostri sacrifici e ricominciare daccapo o che sia il caso di unirci e dare il nostro apporto per un’Irpinia migliore? Non è il caso di combattere per la nostra terra e per le nostre famiglie? E allora,che aspetti? Diventa anche tu “SENTINELLA DELL’IRPINIA”, unendo alla nostra anche la tua voce.
Antonio Panzone, presidente dell’Associazione Culturale Taurasia –
…ci sono parole capaci di evocare immagini, altre di spiegarle, altre ancora di distruggerle… “SENTINELLA” è una parola dal forte potere evocativo. Il suo potere è nel suo stesso essere un termine desueto, da romanzo di primo novecento, capace di ricordare scene di assedi, di guerre e di lunghe, estenuanti o disilluse attese. Siamo in attesa, in guerra o assediati? L’attesa appartiene ad una categoria temporale orami, purtroppo, sconosciuta all’uomo moderno, la guerra ha assunto un significato troppo privato e quotidiano, l’assedio…non so… potrebbe essere l’immagine più di altre in grado di ricomporre in un unico affresco le nostre singole paure. Assediati da cosa, allora? Qual è l’esercito che sta minando le nostre mura? Che sta assottigliando le nostre riserve? Che sta violando le nostre notti e depredando i nostri giorni? Credo che questo esercito sia composto da noi stessi, ognuno di noi ha dentro il suo nemico, la parte di noi che ha imparato a pensare alla società in cui vive come qualcosa di indiscutibile, cui è impossibile riconoscere un’alternativa, un esercito di “altri” noi che si è reso esente dal dovere di giustificare, riesaminare e dimostrare la validità dei propri valori, taciti o espliciti che fossero. Siamo, allora, sentinelle e nemici allo stesso tempo? Forse sì o almeno lo siamo stati finora se si palesa in modo così forte l’assedio generato. Ben venga, dunque, l’unica arma può svelare l’ambivalenza e l’ambiguità in cui siamo caduti: il dubbio. L’esercizio del dubbio è la certezza della ricerca, è la persuasione della verità, è l’ evidenza dell’esserci.
p.s. dalla “Storia dell’assedio della città di Lisbona” di Josè Saramago, “Chiaro che siamo in guerra, ed è una guerra di accerchiamento, ognuno di noi assedia l’altro ed è assediato, vogliamo abbattere le mura dell’altro e mantenere le nostre, l’amore verrà quando non ci saranno più barriere, l’amore è la fine dell’assedio”. Credo che questa sia una buona risposta anche alle tesi di Banfield (della cui validità sono, ahimè, certa)!
Trovo emozionante e bellissimo il commento di Alessandra!…da meditare.
GRAZIE
m.ciasullo
ognuno di noi è sentinella.io lo ero da giovane, adesso lo manifesto a voi dopo avervi conosciuto.non è cambiato nulla nel mio cuore, ma la mia terra si, da buona terra che era è diventata MALATERRA, e peggio di una
malafemmina, a ragione ci si rivolta contro. la nostra è una terra tradita……sfruttata….abbandonata. e noi che vogliamo riprendercela..riconquistarla..amarla!!!!!!! poche chiacchiere! denunciamo
il degrado e mostriamo una zolla della nostra terra (inquinata,radiattiva). non siamo partito, non siamo associazione, non siamo politici ne filosofi,ma AGIAMO!!!! anna m. – chiamatemi daniola – grazie
..mi intrometto nella discussione che riguarda le SENTINELLE… Michele mi ha sollecitato spesso a scrivere … bhè non so se sia cosa buona e giusta… ma leggere l’intervento di Alessandra mi ha dato una spinta decisiva. Sono pienamente concorde con Alessandra. Io non amo il termine Sentinella … questo termine mi evoca la passività di colui il quale è in attesa passiva di un qualcosa che viene da fuori…Una passività che si auto compiace di giudicare se chi arriva è UN BUONO o UN CATTIVO… I nemici di questa terra siamo noi stessi…non c’è nulla da vigilare qui c’è solo un DISVELARSI ( e un DISINFESTARE) un togliere il velo delle ipocrisie che ci portiamo addosso da decenni…non è il numero che fa la potenza umana…è la qualità delle persone in se stesse.. IO PREFERISCO essere partigiano della resistenza per I VALORI MORALI… per L’ONESTA’ … prima di tutto INTELLETTUALE.
Per concludere , questo termine mi evoca l’immagine del libro CUORE della piccola vedetta lombarda, che mentre vigilava…
Oggi come ieri. . . !?
Il nuovo anno mi ha portato a visitare la posta in arrivo . . ., ma nulla ho trovato che si riferisse
ai nostri problemi irpini. Poi ho pensato. . . ma perché dobbiamo pretendere che qualcuno si prenda la briga di toglierci le castagne dal fuoco? Perché non lo facciamo noi . . . .? Tanti di noi diciamo le stesse cose, solo che quando si cerca la collaborazione degli altri, gli altri che comunque siamo noi, non riusciamo a cavare un ragno dal buco. Diventa oltremodo difficile comunicare,ascoltare gli altri. . ., fare causa comune di fronte ad un problema comune.
Ci ritroviamo da soli a pensare. . .Penso al passato, alla mia infanzia felice di un tempo sicuramente migliore del nostro attuale, alla vita avara di sentimenti e di affetti, brutale per un rapporto sempre più crudele tra uno Stato e la sua gente, i giovani in particolare, al nonsenso del rapporto tra noi, svuotati di valori che ci vedevano attaccati alla nostra terra,. . . il mio pensiero di questo giorno va comunque alla ricerca di un sentimento dolce, quasi per compensare l’amarezza. . . Mi sovviene il dialogo del passeggero e del venditore di almanacchi. . . che vado a cercarmi per rileggermelo
Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggero Venditore.
Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi? Passeggero. Almanacchi per l’anno nuovo? Venditore. Sì signore. Passeggero. Credete che sarà felice quest’anno nuovo? Venditore. Oh illustrissimo sì, certo. Passeggero. Come quest’anno passato? Venditore. Più più assai. Passeggero. Come quello di là? Venditore. Più più, illustrissimo. Passeggero. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi? Venditore. Signor no, non mi piacerebbe. Passeggero. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi? Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo. Passeggero. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo? Venditore. Io? non saprei. Passeggero. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice? Venditore. No in verità, illustrissimo. Passeggero. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero? Venditore. Cotesto si sa. Passeggero. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste? Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse. Passeggero. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta nè più nè meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati? Venditore. Cotesto non vorrei. Passeggero. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro? Venditore. Lo credo cotesto. Passeggero. Nèanche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo? Venditore. Signor no davvero, non tornerei. Passeggero. Oh che vita vorreste voi dunque? Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti. Passeggero. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo? Venditore. Appunto. Passeggero. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli è toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero? Venditore. Speriamo. Passeggero. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete. Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi. Passeggero. Ecco trenta soldi. Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. . .
Riapro gli occhi e ritorno al primo giorno del 2012. Oggi ci viene tolta fin’anche l’illusione e d’altro non brillino i nostri occhi se non di pianto. Noi siamo bravi a cercare e trovare appagamento nel vasto mare della cultura, ma, a volta, non basta. Dovrei uscire per le strade del mio paese sorridendo al nuovo anno e abbracciare e augurare a tanti. . . che cosa? Altri aumenti del gas, del gasolio e della benzina, dell’IMU o altre tasse, dirette e indirette, allo Stato e addizionali alla Regione,alla Provincia, ai Comuni, mentre i mass media ci presentano i big, banchieri,imprenditori, preti sempre più tronfi e ben messi? Un mio prof severo diceva “a cavallo iastumato ce luce lo pilo”. Considerato che buona parte della politica ha fatto causa comune con i malviventi, avendo appreso a vivere con appannaggi, vitalizi, commende varie, chi si farà portavoce dei nostri problemi! L’assurdo è che oggi , essendo tanti di noi acculturati, nessuno si sente di stare all’ordine di un capo che ne sa meno di noi. Espressione solita è “tu ne capisce cchiù de me!?!?!?” La nostra arroganza, la nostra presunzione ci divide (et impera!?) e ci rende facile bottino per i primi arrivati. E allora auguri a loro anche se la nostra terra ritorna ad essere ballerina per una calamità più grande anche del terremoto, ballerina perché ridiventa “terra di emigranti”. “Emigranti !?” c’è assonanza con “briganti” che furono considerati tali solo perché osarono contrastare i conquistatori. Oggi come ieri. Ci vogliamo muovere e far sentire forte anche la nostra voce!!!!!!!!!!!??????????
Ho letto il libro Crescita Zero, lo condivido totalmente per me che vengo dalla terra è stata una vera e propria novità.
Perche io facevo 4 km a piedi per andare alle scuole elementari e poi ho fatto le scuole Avviamento a Tipo agrario e poi ho fatto un corso unla da elettricista e so cosa significa